Propriocezione: basta davvero così poco per "sentirsi"?
- Laura
- 25 ott 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Chi ha bambini piccoli o chi è stato un bambino abbastanza fortunato, sa quale circolo virtuoso possa creare la psicomotricità. Crescendo però la correlazione mente-corpo la ricordiamo soltanto quando abbiamo qualche fastidio particolare timbrandolo come “psicosomatico”. Famosissimo è il mal di pancia prima degli esami!
Davvero crediamo che dopo una certa età questo legame sia solo vizioso? Perché non tornare a sfruttarlo per stare meglio o per migliorare la nostra performance sportiva?
Uno dei migliori alleati per raggiungere questi risultati è senza dubbio il lavoro di presa di coscienza del proprio corpo attraverso esperienze propriocettive e di ascolto. Per fare ciò esistono varie esperienze, a partire dalle tecniche di rilassamento fino ad arrivare ad esercizi specifici per stimolare recettori propriocettivi specifici (si pensi per esempio alle tavolette o i bosu).
Se è vero che è bene essere guidati per ottenere i migliori risultati, almeno nelle fasi iniziali di conoscenza di sé, è altrettanto vero che possiamo iniziare il lavoro con e su di noi attraverso la presa di coscienza del nostro respiro. Semplicemente ascoltarlo, senza variarne il ritmo o forzare i momenti della respirazione. Rimanere concentrati su un “piccolo” aspetto del nostro corpo ci permette tra l’altro di rimanere nel qui ed ora, esperienza difficilissima data la nostra costante propensione al futuro...provare per credere! Tre minuti di pratica possono essere già una bella sfida. E se per qualsiasi motivo portare l’attenzione sul respiro risulti oltremodo faticoso, si può variare concentrandoci invece su un altro segmento corporeo. Percepiamo per esempio la nostra mano e cerchiamo di trarne quante più informazioni possibili: è calda o fredda, è appoggiata a qualcosa di liscio o ruvido, è contratta o rilassata ecc.
Questa pratica di conoscenza profonda del nostro corpo comporta benefici a breve, medio e lungo termine. Sul breve periodo possiamo riscontrare un senso di rilassamento più o meno intenso, a seconda del tipo di tecnica utilizzata, e un focus attentivo più sviluppato, con effetto di breve durata.
Con la pratica costante potremo notare di essere più consapevoli dei nostri limiti e sapremo quando forzare per superarli e quando no. Durante i nostri allenamenti, per esempio, sapremo discriminare se un dolore deriva da un muscolo che sta lavorando o da un’articolazione che sta sforzando, riuscendo così a prevenire infortuni. Sempre nella pratica sportiva essere pienamente consapevoli di dove sono collocate le nostre parti del corpo nello spazio ci permetterà un’esecuzione più pulita dei gesti propri della disciplina, rendendo il movimento più armonico e migliorando le performance. Tutto questo ha impatto anche sulla soddisfazione che si accompagna alla riuscita nell’ambito sportivo con ricadute anche in ambito personale.
Ultimo, ma non ultimo, aumentando il tempo dedicato alla pratica alleneremo sempre di più anche l’attenzione sostenuta, riuscendo ad essere più concentrati anche nelle attività quotidiane.
Rimaniamo nel momento e percepiamoci: non è la panacea a tutti i mali, ma sicuramente può essere un primo passo per dare il via ad un processo di cambiamento e di crescita personale.



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