top of page

Mentalità vincente e ansia da prestazione

Scrivo questo articolo come fosse la pagina di un mio diario - ma qui, magari, qualcuno mi può aiutare.

Non è il classico "fai questo o quello per stare bene", ma l'ammissione e la confessione pura e semplice delle paure e le ansie che mi accompagnano (come probabilmente capita a tutti), soprattutto prima di un avvenimento importante.


Tra un paio di settimane ho una gara nazionale, Campionati Italiani in una città lontana da casa quattro ore e mezza di macchina (da guidare) e per due giornate di fila. Sveglia all'alba e tutto ciò che ne consegue.


La parte fit di me sta già pianificando i pasti, gli snack, cosa prendere come energizzante date le poche ore di sonno senza appesantire il corpo. Fare il carico di acqua, idratarsi al meglio, prendere qualcosa di dolce e tenere sotto mano la pomata per i massaggi.

Se potessi, farei la borsa adesso, praticamente.


L'altra parte, quella del cervello che gareggia, che fa la figlia e non la mamma di se stessa, è nel panico più assoluto. Ci tengo assai, voglio combattere e voglio vincere. Mi sono allenata tanto, sto continuando ad allenarmi secondo il piano pre-gara; noto i miglioramenti e sento la stanchezza della mente più che quella del corpo. Alle volte cala l'attenzione, è la testa che dice alle gambe di piantarsi a terra e non muoversi. Sono spaventata perché vorrei che andasse bene -e lo vorrei al punto da sapere che può andare bene.

Mi sto allenando da una che può vincere, come quelli che ci salgono sempre, sul podio. Il mio corpo ha un sacco di limiti, io ed il sensei stiamo facendo una serie di scelte strategiche per superarli o aggirarli. Andare oltre, non farli notare -nella gara della forma bisogna essere stilisticamente perfetti.


Eppure ho paura perché il mio cervello continua a puntarsi su "e se le altre...?" - se sono più brave, più veloci, più precise, più tecnicamente pulite. E' il pensiero che mi logora dentro, perché l'unica attitudine mentale che porterebbe me a salire almeno un gradino dei tre sarebbe quella del "me, qui e ora".


Dovrei pensare a me, eliminando il fatto che ci sono i giudici, gli arbitri, i concorrenti. Dovrei dimenticarmi della "me-mamma" che mi guarda dagli spalti, che fa il tifo, che prega di nascosto.

Non è immediato come sembra, non è così facile.


Ho così tanta aspettativa che questi pensieri li sogno la notte, come quando si studia per un esame e si figurato nel buio del letto gli esercizi.


Il pensiero del tempo da prendermi lì, sul quel tappeto, è quasi la cosa più difficile -non sono abituata a stare sul palco. Si irrigidiscono i muscoli, l'inconscio suggerisce "su, sbrighiamoci, così ci togliamo dall'impiccio".


Come si trova la serenità di essere presenti e coscienti a sè, anche quando si ha la guerra in testa?


J.

Commenti


Post: Blog2_Post

©2021 di GALACTICA. Creato con Wix.com

bottom of page